Qual segno più evidente del Kali Yuga se non la morte degli Eroi? S'innalza a gran voce dal debole e spaurito popolo l'invocazione di figure così sottili da parere di carta velina, destinate alla lacerazione al primo leggero vento.
Questi sono i loro condottieri.
Nessun eroe, deboli guide, sbandamento. Questo il destino di coloro che, forti solo di uno sbraitare debolezza quali che fossero virtù, non sapranno riconoscere la marea che li travolgerà se non troppo tardi. Marea lenta, che s'ingrossa piano piano, argine consunto dopo argine consunto, non per colpa di blande creature parassite nella loro inopportuna naturalezza, bensì a causa dell'inettitudine di coloro che avrebbero dovuto controllare. Dimostrazione esemplare d'inettitudine. Aprire le paratie porta giovamento al flusso, ma questo non avrà pietà dei suoi benefattori, anzi li travolgerà e annegherà nella stessa irrefrenabile corrente da questi stessi alimentata. Tristemente, costoro che ne sono anima, vermiglio liquido vitale, impulso e sprono delle città loro medesime, ne sono il fulcro del medesimo declino e abbruttimento. Un'immonda idiozia da cui pare non esserci salvezza alcuna.
Vi è da notare che tali soggetti paiono essere affetti da una perdita del senso del bello. L'orrendo, necessario collaboratore di ciò che appaga l'occhio e rilassa l'anima e che sa innalzare lo spirito, è ora divenuto capo mastro del cantiere dello scempio. D'altra parte non gli si devono addossare colpe, poiché esso è come un infante chiamato a dirigere capomastri e operati senza testa, esecutori privi di domande. Ecco, nella mente di tali soggetti risiede l'ignoto stupido che dirige senza un piano, la cui scempiaggine non potrà mai assurgere ad alcunché di meritevole di memoria, se non di sdegno eterno. Castelli possenti dalle monolitiche mura, impenetrabili colossi a guardia dei popoli, assediati, espugnati a volte ma ancora innalzati a memoria dei tempi terribili quando la guerra forgiava il carattere dello spirito del popolo, saranno presto dimenticati. Nominati ora ricordo vergognoso dell'epoca della barbarie, sostituiti dai mercati della compassione e della pietà cretina di chi non ha nemmeno il coraggio di difendere i propri cari dall'onta. I nostri templi, demoliti e risorti a più riprese, svaniranno. Il culto? Un mero ricordo ancestrale che rimarrà nella mano di questi inetti. Abbiamo messo a riposo gli Dei, questo è vero, ma lo spirito nostro ha corroborato il loro aspetto, portandolo alla maturità tremenda e temuta dei culti possenti. Che mestizia però sentire i deboli singhiozzi dei nostri padri ultraterreni che ormai, vecchi, consunti e deboli e preda della demenza si accordano quasi a gara con l'idiozia dei più, scordandosi della gloria che fu.
Il tocco loro è putrido e la voce mefitica. Non si lasceranno scappare nulla e lo contamineranno prima di deprecarne il deprecabile. L'aria è ora satura dei loro miasmi. Manca il fiato e bruciano gli occhi. Non senza un sospiro ci troviamo a invocare nella nostra mente le antiche guerre e il furore dei popoli che si forgiavano nello scontro dell'acciaio e della forza. Gli Dei che misuravano la loro possanza dalle vittorie del popolo che ne portava il vessillo. Meglio la morte in gloria che l'onta di una fine lenta e miserabile. Tutto crolla, niente sopravvive.
Torniamo ai tempi dell'ignoto. La conoscenza esige ora il riscatto alla profanazione del misterioso. Tutto è noto, la noia dilaga, cresce la follia e la degenerazione delle menti. Abbandoniamo questi mausolei senza rispetto per sé stessi. Vaghiamo alla ricerca del mitico, in terre desolate dall'opprimente mistero. Là, dove la meraviglia conduce il feretro di chi ha osato, ma in pompa magna su folle esultanti nel silenzio della devozione a chi ha osato. Superiamo i perigliosi monti, raggiungiamo la cima e infine respiriamo a pieni polmoni l'aria nuova dei regni che ci si stenderanno sotto l'occhio di là dai colossi silenti. Agartha, terra sotto la terra, coi tuoi cunicoli senza fine, te che ospiti coloro che abbandonarono già prima dello sdegno questa superficie perduta. Accogli chi ti chiama e ti desidera, perché questi tempi sapranno solo cedere sotto il peso del dolore dell'eutanasia dei moderni. Rivela il tuo ingresso e concedici il passo. Possano le tue meraviglie indicibili saziare per eoni il nostro spirito, che lotta disperato contro il nulla che avanza. Proteggici quando Midgardsormr stritolerà gli annegati di queste terre. Chiudi le tue porte quando i miasmi del Leviatano soffocheranno la vita indegna tra i campi dei fiori appassiti.
ShroudOfImpurity

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